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Toshihiro Nagoshi: intervista tra giochi e mercato

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Difficile pensare ad un Nagoshi scontento all’interno di Sega, dove grazie al successo dei suoi giochi è uno degli uomini più influenti. Sulle pagine di Gamasutra Nagoshi rinnova la sua lealtà a Sega, dichiarando di non vedere alcuna ragione per doversene andare. Nell’intervista vengono trattati anche Yakuza, Binary Domain ed il mercato giapponese:


Riguardo la saga di Yakuza, secondo lo stesso autore bisogna considerare che ormai sia finita un’era per quanto riguarda il franchise. Viene quindi da pensare che finalmente in futuro si potrà pensare ad un rifondazione del gioco, per quanto non ci è dato sapere se bisognerà aspettarsi questo nuovo inizio con il prossimo Yakuza 5, attualmente nei suoi primi stadi di sviluppo, o in una prossima generazione hardware.
L’intervista è concentrata inevitabilmente soprattutto su Binary Domain, che così come la serie di Yakuza sarà dotato di un impianto narrativo importante. Nagoshi rivela che dietro il motion capture del gioco ci sono attori e director americani ma che tutta la regia ed il montaggio è affidato a professionisti giapponesi.
Riguardo lo stile occidentale del gioco è molto interessante notare il punto di vista giapponese di Nagoshi:

I like the idea of breaking out of Japan into the rest of the world — maybe it’s just an image in my mind, but that’s how I’d like to go.

Frasi che potrebbero far sperare ad una produzione solida che non si limiti a fare semplicemente il verso alle produzioni occidentali.
Nagoshi si dimostra anche molto lucido riguardante la sfida con i mostri sacri del genere presenti in occidente. Sa bene che al primo tentativo difficilmente sarà possibile superarli tutti, ma è consapevole del fatto che il Giappone per risollevarsi debba accettare la sfida e non sottrarsi al confronto.
In chiusura, in risposta alla domanda riguardante la fuga di alcune figure chiave dalla propria compagnia (ad esempio Inafune da Capcom) Nagoshi dichiara esplicitamente che si trova bene all’interno di Sega ed a meno di drastici cambiamenti non lascerà mai la compagnia. Affronta anche il discorso della mancanza di giovani talenti nel settore, puntando il dito contro l’industria che attualmente non perdona più alcun errore.
E’ interessante comunque soffermarsi anche sulle ultime domande dell’intervista: Nagoshi dichiara di essere molto influente per quanto riguarda la lineup finale di Sega (almeno in Giappone) e di sapere che alcuni generi per i quali Sega si è affermata non siano più di successo come un tempo. Considerando che chiude l’intervista ammettendo di puntare sui titoli con più possibilità di sfondare in America, vien da pensare se dietro alcune discutibili decisioni (per i fan) ci sia anche lo zampino del padre di Yakuza. Per quanto attualmente l’impressione è che la lineup di Sega of Japan (ad esempio i titolo per PSP) sia quasi sempre pensata guardando al solo mercato interno e che alcune dichiarazioni anonime puntarono il dito contro Sega West per decisioni quali Final Showdown in digital delivery, inizialmente previsto retail e con il rischio di uscire proprio per questo solo in Giappone.

Potete leggere l’intervista al seguente LINK.

Nagoshi, perche’ i giapponesi odiano gli FPS

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GameCentral ha avuto l’occasione di incontrare Toshihiro Nagoshi e porgergli alcune domande sulla sua ultima creazione, Binary Domain. Nell’intervista Nagoshi ha spiegato di come l’idea dietro il gioco sia quella di offrire un genere occidentale però arricchito di quelli che restano i punti forti delle produzioni nipponiche, come storia e narrazione spesso lacunose negli fps occidentali. Non solo, secondo Nagoshi le produzioni occidentali risultano ben fatte e divertenti però rischiano soprattutto per i giocatori nipponici di diventare alla lunga ripetive. Per evitare che il gioco diventi un semplice fps dove sparare a qualsiasi cosa si muova tra un filmato e l’altro, il team di Nagoshi ha pensato di ricreare un forte legame tra il giocatore ed i compagni di squadra, permettendoci di comunicare con loro e di creare un sistema basato sulla “fiducia” che possa condizionare in base alle nostre decisioni, le loro reazioni.

The gameplay scenes, they are a good quality of well so it’s actually fun and very engaging to play. But for Japanese users they can feel a little repetitive and linear, as most of the time you just find yourself shooting anything that moves.

So from these observations one conclusion that I drew was that we should create the human drama in the action moments, rather than showing them one after another in cut scenes.

Sarà interessante però capire, pad alla mano, quanto ci sia di giapponese nel titolo ma soprattutto quanto ci sia di Sega.

Potete trovare l’intervista completa al seguente indirizzo:
http://www.metro.co.uk/tech/games/875922-why-japan-hates-first-person-shooters-yakuzas-toshihiro-nagoshi-talks-binary-domain.

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